confini, sempre strani e a volte confusi

Dopo qualche giorni passati a Torino (una città con vecchia tradizione di magia, come Praga) – a parlare di logica (teoria degli insiemi, teoria dei modelli, e sopratutto qualche ponti fra loro) e poi vedere la mostra di Modigliani e l’architettura incredibile della Mole Antonelliana, siam venuti qui a Friuli, al confine fra l’Italia e la Slovenia. Siamo proprio a 50 metri della Slovenia, in un agriturismo vinicola, circondati da campi, alberi fruttali (ciliegie, pesche, albicocche, e molti altri frutti di cui non conosciamo i nomi), per tre giorni. Volevamo visitare Trieste da molti anni fa (sopra tutto dopo la lettura di Magris, a Barcellona in 2011 quando vi hanno fatto la mostra su la Trieste di Magris al MACBA – ma anche per avere letto Umberto Saba (il suo Ernesto è una delle novelle di crescita più belle) e forse per i collegamenti con Joyce e Trieste) – ieri si è dato quello.

Soltanto una giornata: abbiamo presso la base al campo, a qualche 45 minuti della città, ed è stata una scelta buonissima – ma strana.

La famiglia è veramente slovena culturalmente. La donna era prima iugoslava, poi è diventata italiana ma la sua cultura è slovena. Il marito è proprio italiano sloveno, come il loro figlio. La nuora è friuliana (della regione, ma dialetto latino – secondo lei, molto simile allo spagnuolo). I loro piccoli bambini sono… europei del XXI secolo: parlano sloveno col padre e i nonni, friuliano e italiano colla madre, sloveno anche a scuola (vanno lì perché, ci dicono, la qualità degli studi per i bambini vanno meglio in Slovenia: più soldi, più attività, ecc.).

Quello che è veramente incredibile è che questa regione tanto pacifica, tanto piacevole, con i suoi vigneti, alberi fruttali, colline, passeggiate in bicicletta, buon cibo, è stata un teatro di guerre fortissime e poi è stato uno dei luoghi della guerra fredda – il confine fra l'”Ovest” et l'”Est”, fra gli amici degli americani e quei dei russi (per un tempo – poi Tito ovviamente ha iniziato il movimento dei Non Allineati – comunque, era qui un confino forte e difficile).

Io ci son stato una volta, dell’altro lato del confine difficile. Ero un ragazzo undicenne, e coi miei genitori (e le mie sorelle e zio e zia) abbiamo fatto un viaggio lungo dal Belgio alla Grecia (in campeggio, con due macchine) attraverso molti paesi, uno di loro naturalmente la Iugoslavia. Strettamente per Slovenia non siam passati, ma bensì per la Serbia, la Croazia, la Bosnia e il Montenegro e forse il Kosovo (non saprei ricordare quello). Ricordo bene la Belgrado d’allora. Ricordo anche una sveglia mattinale, subito e presto, per andare far vedere una delle due macchine chi aveva una gomma a terra – nella Iugoslavia d’allora mi sembra che tutto incominciava alle sette del mattino e non era facile per mio padre prima andare prendere soldi (come riuscivano a viaggiare senza internet, senza cartoline, senza google maps, senza nulla, in paesi veramente sconosciuti e spesso senza potere tradurre?), trovare sulla Guide Michelin subito le parole Pukla mi je guma che (forse) volevano dire se nos ha pinchado una llanta e da lì eseguire nel buio col filo di Arianna dato da queste prime parole, e tentare di non lasciarlo andare via…

Ricordo anche montagne, ombrose, boscose, buie – nel sud un poco come nella lontanissima Colombia di quei miei anni giovanissimi – la Colombia che idealizzavo e che mi veniva da cartoline inviate dalla mia nonna, da storie di familia – un paese forse difficile ma molto magico e bello e bravo; io, la Colombia non la conoscevo allora veramente, ben di esserci nato ed avere fatto scuola lì qualche tre anni prima di andare in Belgio… Le montagne della Iugoslavia d’allora (Bosnia? Serbia meridionale? Montenegro? Kosovo? Macedonia?) erano per me talismani segreti delle vere montagne, quelle del mio paese – in Europa non c’era nulla come lì…

Ricordo mia zia camminando subito e presto accanto al Danubio non lontano di Belgrado, sul ponte larghissimo e lunghissimo dove ci siamo fermati ascoltare le storie di mio padre su quel fiume che avevamo seguito dalla Germania, e che di lì partirebbe da solo fino alla Romania (dove io sognavo di andare – pensavo che dovrebbe essere un paese perfetto – forse troppa propaganda a casa mia).

E non ricordo ne Mostar ne Sarajevo  –  ma credo che ci siamo passati anche per quei luoghi.

Oggi dopo pranzo a Cividale del Friuli (una piccola città, veramente, un piccolo paese, con una chiesetta longobarda ai affreschi incredibili e il fiume Natisone che mi ha sorpreso per la sua chiarezza) siamo ritornati a Gorizia attraverso la Slovenia – paesini più bianchi e più puliti forse ancore che di questo lato.

A Šmartno ci siam fermati guardare le mura medioevali, e in generale tentare di avere un po’ d’impressione del luogo. Non mi è sembrato facile. Pochissime traccie di quel confine difficile che c’era qui soltanto venticinque anni fa – anche venti anni fa non era tanto facile, mi dicono. Adesso qualche casetta di controllo abbandonata qui e là, il cambiamento di paese si vede inizialmente soltanto nel design degli annunzi della strada, nel linguaggio che passa ad essere soltanto sloveno (no come in questa regione lato Italia, dove ci sono due linguaggi – Italiano e Sloveno, o Italiano e Friuliano – sempre dappertutto).

Quel casino che facevano tutti gli ufficiali – passaporto, visto, blablabla, adesso lo viviamo fuori zona Schengen gli extracomunitari (come ci chiamano) ma non qui proprio in confine.

[Poi la donna qui ci ha raccontato su i suoi parenti, i due zii che sono stati in eserciti opposti sessant’anni fa – uno dei due coscritto quando sedicenne dai fascisti italiani; il suo fratello quindicenne giunse i partigiani iugoslavi contro gli italiani – storie non troppo dette qua secondo lei, storie forse zitte, dimenticate o volontariamente sconosciute. Ma dimenticare è sempre peggio, ha concluso… il tutto con Franz Josef, l’imperatore guardando dal salotto…]

Come non concordare? E comunque, rimane difficile costruire società se non si da retta a quelle vicende…

Domani giungeremo Venezia e ce ne andremo via di questa regione che ci è piaciuto tanto visitare. Oltre la visita a una libreria triestina di libri di vecchi (Italo Svevo si chiama la libreria meravigliosa) e la vista di quella piazza uni di cui suoi lati è niente di meno che… il mare! oltre la visita a Cividale con la sua chiesetta longobarda e le multiple visite alla Slovenia vicina, una spiaggia (Aurisina) di quelle senza sabbia, soltanto ghiaia e sassi e rocce. Ma il mare assolutamente limpido come non l’avevo forse mai visto, di un azzurro e un verde incredibili – e la tranquillità di spogliarsi lì e guardare le mille formi strane dei sassi…

Bonaparte per isnidare i malandrini da una contrada di Parigi v’introdusse i giullari e i giocolieri per richiamarvi il popolo, e frequentarla. … Il Papa, alcuni mesi addietro per isnidare i malviventi da Sonnino, luogo di loro rifugi nei confini del suo stato verso Napoli, decretò la distruzione di quel paese. Bonaparte popolò il nido dei ladroni per cacciarneli, e ottenne l’intento; il Papa giudicò di non potere ottenerlo fuorchè colla distruzione di quel luogo. Dice Cicerone che si devastano e distruggono le città nemiche, ma che, se distruggiamo le nostre proprie, ci caviamo gli occhi di nostra mano.

Dal Zibaldone di pensieri (p. 247, vol. I – ed. Mondadori, 1937) – Giacomo Leopardi

Comunque…

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